Recensione di “Penelope Poirot e il male inglese” di Becky Sharp

Buongiorno a tutti, Fedeli Lettori!
Prima di partire per la montagna, vi lascio la mia recensione di “Penelope Poirot e il male inglese” di Becky Sharp, lettura che ho potuto fare grazie alla Marcos y Marcos, che ringrazio tantissimo.


Penelope Poirot e il male inglese
Becky Sharp

Prezzo: 18.00 €
Pagine: 304
Casa Editrice: Marcos y Marcos
Dove acquistarlo: Amazon

Penelope Poirot è ormai famosa. La sua autobiografia, Una nipote, è in vetta alle classifiche. Le riviste più glamour si contendono i suoi reportage di costume, e Penelope ha deciso di dedicarne uno al male inglese, a quella forma atavica di malinconia che si curava viaggiando, preferibilmente in Italia, e in particolare in Liguria, nei languidi golfi della Riviera di Levante. Accompagnata da Velma Hamilton, paziente segretaria nonché vittima privilegiata dei suoi sfoghi, Penelope si appresta dunque a ripercorrere il Grand Tour. La prima tappa, a Portofino, le riserva una sorpresa: ha riaperto i battenti villa Travers, meta delle più belle estati della sua adolescenza. Da dieci anni la famiglia Travers disertava la villa, dopo la scomparsa del rampollo Samuel, uscito in mare in una notte incresciosa per non fare più ritorno. E adesso invece, tovaglie stese, finestre spalancate sul mare, eccoli di nuovo lì, sulla terrazza dalla vista spettacolare, intorno alla piscina rinnovata, lungo i sentieri del parco inselvatichito: vedova, figli, amici, cognato, patriarca. Penelope e Velma possono sistemarsi nella camera verde, con il suo netto sentore di polvere e di muffa. Ben più mefitici, tuttavia, sono i residui umani, attecchiti ovunque: fumi di vecchi rancori, ceneri di passioni spente, solchi d’invidia tagliente. In un terreno così fertile, il delitto germoglia, e sboccia nell’alba come un fiore splendido e velenoso.


Ce ne sono davvero pochi, di combo più riusciti: l’estate e i libri gialli, si sa, vanno a braccetto. Così, la mia estate gialla, questa volta, è iniziata su una nota decisamente inusuale, con un’autrice, Becky Sharp, di cui non avevo mai sentito parlare. No, non la Becky Sharp del romanzo di Thackeray, ma una Becky Sharp decisamente più vicina a noi, di cui io mi sono persa l’esordio, ma che ho raggiunto all’uscita del secondo libro, terminato in un giorno e mezzo.

“Non è facile spiegare ai profani l’essenza del mio sorriso parigino. Basti dire che si regge sul mirabile equilibrio tra cortese freddezza e sarcasmo condiscendente.”

Un giorno e mezzo passato in compagnia della scoppiettante Penelope Poirot, però, vale come dieci, ve lo assicuro. Capelli rossi, studiato sorriso parigino e niente peli sulla lingua, per colei che condivide il sangue del celebre investigatore belga. Ex critica gastronomica, ora giornalista, prima di dedicarsi al suo reportage dedicato al Grand Tour, Penelope decide di regalarsi qualche giorno a Portofino e di trascinare con sé Velma Hamilton, la sua segretaria, nel bel Paese. Più specificatamente, in Liguria, a Villa Travers, dove, insieme con la sua giovinezza, Penelope ha lasciato anche un pezzo di cuore. Nonostante dieci anni di silenzio, nonostante la morte di Samuel, la villa è ancora lì ed è pronta a riaprire i battenti, pronta ad accoglierla con quel suo romanticismo decadente in cui la donna si è sempre crogiolata. Isaac, Francis, i ragazzi di Samuel, ma non solo. Volti vecchi e nuovi; sentieri conosciuti e non; segreti indicibili, antichi rancori e morti improvvise: tutto si fonde per dar vita a un giallo all’inglese in piena regola, con un enigma della camera chiusa tanto caro a chi, del cognome Poirot, ha fatto un vero e proprio marchio di brio e arguzia.

In piedi, il commissario verificò le mie generalità.
“E così è lei miss Poirot! Bene. Discendente, mi dicono” commentò con una punta di ironica superiorità.
Sorriso parigino: “Non lo nego.”
“Chissà che non sia in grado di aiutarci in questa tragica vicenda”.
Sorriso parigino: “Chissà”.

Questa lettura estiva, di quelle che si dicono perfette sotto l’ombrellone, io me la sono fatta in casa, nel fresco della mia camera, con tanto di aria condizionata. Diversamente e un po’ in ritardo, sì, però ci sono arrivata anche io. Anche io, ho fatto la conoscenza di Penelope Poirot e, nemmeno a dirlo, me ne sono invaghita terribilmente. Una voce eccentrica ed esuberante, l’arroganza tipica di un cognome altisonante, una scia di nostalgia che pervade le pagine e una brillante ironia: Becky Sharp – penna validissima, che sa mantenere l’equilibrio tra ricercatezza linguistica e accessibilità – ha vinto sotto ogni punto di vista. A mani basse.

Se non si fosse capito: stra-consigliato. Non solo in estate, però. In tutte le stagioni.

Spero che la mia recensione vi abbia incuriositi a fare, a vostra volta, la conoscenza di Penelope Poirot. Non ve ne pentirete.
Alla prossima e buone letture, 

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