Recensione di “It” di Stephen King

 

Buongiorno!
Ho da pochissimo finito di leggere “It” di Stephen King e confesso che, dopo aver passato così tanto tempo insieme a questo libro, mi sento in una sorta di stato di trance, dovuta al vuoto che mi ha lasciato dentro.
Probabilmente è una delle recensioni più difficili che mi troverò a scrivere, perché questo libro oltre a essere un capolavoro, ha anche un’enorme importanza per me.
Tuttavia, desidero che venga celebrato il più possibile, e soprattutto desidero che chi non l’abbia ancora letto si catapulti in questa esperienza.

stephen-king-itTRAMA

Derry (Maine) 1957. Il piccolo George Denbrough è il primo delle vittime del nuovo ciclo di omicidi che colpisce la ridente cittadina americana. Il tragitto della sua barchetta di carta si interrompe bruscamente all’incontro con Pennywise, terrificante mostro mutaforma con una predilezione per i bambini. Da quella tragica giornata di ottobre è tutto un susseguirsi di sparizioni, sangue, morti e…lugubri palloncini colorati. Derry è spaventata, i cittadini sono spaventati, ma un gruppo di ragazzini, noto come il “Club dei Perdenti”, si distingue e decide di agire per mettere fine alla follia. Ventisetti anni dopo, lo stesso gruppo di amici è costretto a tornare a Derry, ad affrontare Pennywise. Ad affrontare It. E l’incubo, apparentemente dimenticato, ricomincia..

ghirigoroo8f57bceda619667bac5417183651650fÈ stata la prima volta per me con un libro di Stephen King. Non me l’ero mai sentita di leggerne uno, non mi ero mai sentita abbastanza “pronta”, ma se è vero che ogni libro ha un suo momento, sono a dir poco entusiasta che l’ora di IT sia arrivata.
Tante volte ho sentito l’espressione: “È uno di quei libri da cui non riesci a staccarti!”, ma non ero mai riuscita a sperimentare questa cosa in prima persona… finora. Fino a IT.
IT è un libro di quelli che ti apre la mente e ti fa riflettere seriamente. Ti mette faccia a faccia con le tue paure più recondite, quelle paure che nemmeno sai di provare, che magari non associ a te stesso, ma percepisci come una sorta di entità che altro non fa se non esistere in un mondo a parte e di cui ti limiti a registrare distrattamente una vaga presenza. Purtroppo non è così, non è mai così e quel genio di Stephen King lo sa fin troppo bene. Dopotutto, chi, pensandoci bene, non ha paura dei clown? Quegli esseri sinistramente ridicoli che hanno lo scopo di far ridere le persone e che se ne vanno in giro con un perenne sorriso finto stampato su una faccia di cera?

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.

La storia si sviluppa proprio così, seguendo questa scia: la scia della paura.
La narrazione è inizialmente ambientata nel 1958, anno in cui Pennywise cattura e divora le sue vittime muovendosi a suo piacimento attraverso le reti fognarie di Derry, assolutamente indisturbato, fino a quando sette bambini decidono di averne abbastanza.
Bill Denbrough, Beverly Marsh, Richie Tozier, Ben Hanscom, Eddie Kaspbrak, Stan Uris e Mike Hanlon, meglio conosciuti come il Club dei Perdenti, di fronte all’indifferenza generale, scelgono di lottare.
A questo proposito, mi piacerebbe sottolineare il fatto che questa non è solamente una storia di terrore, follia e morte. E’ anche una storia di amicizia. Quel tipo di amicizia che ti travolge. Quel tipo di amicizia che ti salva.

«Volano», ringhiò l’essere, «certo che volano, Georgie, e quando sarai quaggiù con me, tu galleggerai…»

d1dabaaeef5dcc92034976edb4877d4dOra, invece, siamo esattamente nel 1985. Sono passati ben 27 anni dal primo incontro dei Perdenti con Pennywise. Arrivati a questo punto, li conosciamo ormai, i nostri veri protagonisti. E purtroppo, li conosceremo ancora meglio, perché It sta per sottrarli  alle loro nuove vite per chiamarli di nuovo a Derry. Ed ecco che tutto ricomincia e il lettore non può fare altro che leggere e leggere. Leggere senza sosta e immergersi totalmente nel corso degli eventi, talmente affezionato ai protagonisti da diventare lui stesso i personaggi, perché King non si limita a raccontare una storia: te la fa vivere pienamente, in prima persona; ti fa vedere con i loro occhi e ti fa entrare nelle loro menti.

“Forse è per questo che Dio ci fa piccoli e vicini al suolo.
Forse è perchè sa che dovremo cadere spesso e sanguinare molto prima di imparare quell’unica semplice lezione. Si paga per quel che si ottiene, si ottiene ciò per cui si paga… e prima o poi quel che ti appartiene torna a te.”

Verso le ultime 300 pagine di questa mastodontica opera d’arte, c’è un continuo intersecarsi di racconti, punti di vista e prospettive dei diversi personaggi, in cui ognuno narra la sua parte di storia, che ti lascia assolutamente senza fiato. E ogni pezzo del puzzle torna tranquillamente al suo posto.
E’ in assoluto uno dei migliori libri che abbia mai letto e spero davvero che lo farete anche voi al più presto.
Non lasciatevi spaventare dalle 1315 pagine: ne vale la pena dalla prima all’ultima.

stars

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SCHEDA

Titolo: It
Autore: Stephen King
Prezzo Euro 12,90
Pagine: 1315
Casa Editrice: Sperling and Kupfer

harry

Leggetelo, leggetelo, leggetelo, leggetelo.
Alla prossima e buone letture,
Ah, e leggetelo!Clarissa

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6 Commenti on "Recensione di “It” di Stephen King"

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