Intervista a Gabriella Galt, autrice di “Piccoli pensieri omicidi”

Buongiorno e buon fine settimana, cari lettori!
Dopo qualche giorno di assenza assolutamente non voluto torno con un’intervista: grazie alla casa editrice Corbaccio, infatti, ho avuto la possibilità di fare qualche domanda a Gabriella Galt, autrice di Piccoli pensieri omicidi, uscito lo scorso settembre.
Se siete curiosi di saperne di più a riguardo, vi lascio qui la mia recensione.

ghirigoro
1. Buongiorno, Gabriella, e benvenuta su Questione di Libri.
Per cominciare, potresti descrivere il tuo libro usando tre aggettivi?

Tre aggettivi in fila. In sequenza, anzi: breve; essenziale; imperdibile.

2. Qual è la situazione che, più di tutte le altre, ti fa fare piccoli pensieri omicidi?

Domanda davvero imbarazzante, nel senso dell’imbarazzo della scelta. Non c’è una situazione specifica, anche se devo riconoscere che andarsene in giro in autobus per Roma è piuttosto stimolante. Direi che i racconti omicidi prendono vita da conflitti profondi di cui vediamo solo la parte emersa, sintetizzata in alcuni comportamenti: il conformismo fine a sé stesso, l’adesione a ruoli stereotipati, i luoghi comuni proposti come fossero verità rivelate, i soprusi, l’indifferenza…

3. Com’è scrivere una raccolta di racconti?

Un esercizio di grande, grandissima soddisfazione. E altrettanta fatica. Fatica inversamente proporzionale alla lunghezza dei testi.

Piccoli pensieri omicidi_Esec.indd4. È una domanda banale, ma devo fartela: almeno in parte, ti sei ispirata a fatti realmente accaduti?

Certo. Tutto vero. O verosimile. Fatti accaduti a me personalmente, cose successe a persone amiche o colleghe di lavoro, fatti riferiti o osservati da vicino. Tutti pezzi autentici, scampoli di realtà poi ricombinanti, trasposti in forma letteraria. Una sorta di falso-finto-vero. In compenso, ho usato uno pseudonimo.

5. Hai una “writing routine”? Se sì, come si struttura?

Come si conviene a una scrittrice omicida, scrivo prevalentemente dopo l’imbrunire. Di giorno osservo, studio. Prendo nota mentalmente o sul telefonino. Poi la notte porta consiglio.

6. Sappiamo tutti che, per scrivere bene, bisogna prima leggere tanto.
Tu che lettrice sei?

Patologica. Inguaribile.

7. C’è un libro, in particolare, che ti piacerebbe aver scritto?

Ne dico tre, diversissimi: Anna Karenina. Esercizi di stile. Cattedrale. E ne aggiungo anche un quarto che sto leggendo ora, che mi piace molto e molto mi piacerebbe aver scritto: Geologia di un padre, del poeta Valerio Magrelli.

8.  Se ce n’è uno, da quale autore prendi ispirazione?

I miei Piccoli pensieri omicidi sono innanzitutto un tributo a Max Aub, ai suoi delitti Delitti esemplari, che  per me sono un esempio letteralmente esemplare. Ma anche Campanile, Calvino, Flaiano, Malerba e in generale gli autori (e le autrici!) di racconti e gli scrittori (e le scrittrici) che la sanno breve e che per brevità non posso citare…

harryAlla prossima e buone letture, Clarissa

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