DOMINO LETTERARIO | Recensione di “Fine Turno” di Stephen King

Buongiorno a tutti, cari lettori!
Per il Domino Letterario di giugno, arriva la mia recensione di “Fine Turno” di Stephen King, il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Mr. Mercedes.
Vi ho già parlato di Mr. Mercedes e di Chi perde paga.

TRAMA

In un gelido lunedì di gennaio, Bill Hodges si è alzato presto per andare dal medico. Il dolore lo assilla da un po’ e ha deciso di sapere da dove viene. Ma evidentemente non è ancora arrivato il momento: mentre aspetta pazientemente il suo turno, infatti, Bill riceve la telefonata di un vecchio collega che chiede il suo aiuto, e quello della socia Holly Gibney. Ha pensato a loro perché l’apparente caso di omicidio-suicidio che si è trovato per le mani ha qualcosa di sconvolgente: le due vittime sono Martine Stover e sua madre. Martine era rimasta completamente paralizzata nel massacro della Mercedes del 2009. Il killer, Brady Hartsfield, sembra voler finire il lavoro iniziato sette anni prima dalla camera 217 dell’ospedale dove tutti pensavano che sopravvivesse in stato vegetativo. Mentre invece la diabolica mente dell’Assassino della Mercedes non solo è vigile, ma ha acquisito poteri inimmaginabili, tanto distruttivi da mettere in pericolo l’intera città. Ancora una volta, Bill Hodges e Holly Gibney devono trovare un modo per fermare il mostro dotato di forza sovrannaturale. E a Hodges non basteranno l’intelligenza e il cuore. In gioco, c’è la sua anima. Dopo Mr. Mercedes e Chi perde paga, King ha scritto l’atteso capitolo conclusivo della sua trilogia poliziesca, nella quale l’autore, come ci ha ormai abituato, combina il suo impareggiabile senso della suspense con uno sguardo lucidissimo sulla fragilità umana. Dalla trilogia di Bill Hodges sarà tratta una miniserie TV diretta da Jack Bender, il regista di Lost e Under the Dome.

Ci siamo, siamo giunti alla fine. Un altro viaggio è giunto al termine, e, io, come d’abitudine, sono qui a tirare le somme. Suono come un disco rotto: lo so, e me ne scuso. Spero non ci facciate troppo caso, spero mi perdoniate questa forma di amore platonico che impregna le mie parole, soprattutto ora. Soprattutto quando, a conti fatti, forse, non se lo meriterebbe neanche così tanto. Fine Turno ha dovuto aspettare un po’, prima di essere letto, sulla scia del poco entusiasmo provocatomi da Chi perde paga. Una trilogia a effetto onda, che parte subito alta, poi, si abbassa e, seppur con qualche leggera difficoltà, torna a salire. Sempre a galla, invece, i protagonisti: l’ex detective Bill Hodges, un po’ più acciaccato e con qualche anno in più sulle spalle che inizia a farsi sentire, magari, ma sempre sul pezzo; Holly Gibney, nella sua versione migliore, faticosamente un po’ più sicura di sé; Jerome Robinson, fisicamente lontano dai suoi amici, sì, ma col pensiero che corre sempre a loro; e, infine, Brady Hartsfield, l’antagonista, un acerrimo nemico il cui ritorno attendevo con trepidazione. Quest’ultimo, apprezzato, ma non troppo.

“Certa gente sperpera distratta ciò che altri venderebbero l’anima per avere: un corpo sano e privo di dolore. E perché si comporta così? Perché è troppo cieca, troppo segnata dall’esistenza o troppo egocentrica per superare con lo sguardo il buio dell’orizzonte in attesa dell’alba. Che non smette mai di sorgere, a patto di continuare a respirare.”

Stavo dicendo: ho aspettato un po’, prima di tuffarmi tra le pagine di questo terzo libro. Non sapendo bene cosa aspettarmi, non volevo rischiare di rimanere scottata. Con King, non mi è mai successo, però, com’è che si dice? Mai dire mai. Che io non ami particolarmente le serie, lo si capisce, e temevo che nemmeno il Re, dall’alto della sua maestosa penna, riuscisse a farmi cambiare idea. Ebbene… c’è  riuscito. Dopotutto, anche se con qualche alto e basso, lui, ce la fa sempre. Leggere i suoi libri, per me, è come parlare con un vecchio amico, quello che conosci da sempre, quello che sa tutto di te e che non ti giudica. Quello che non si gira dall’altra parte, non abbassa lo sguardo per non incontrare il tuo, ma ti mette un braccio intorno alle spalle e rimane in silenzio. Perché, a conti fatti, non è a questo, che servono gli amici? Ad appoggiarti una mano sulla spalla e dirti, senza bisogno di aprire bocca: parla, io ti ascolto. Ed è così, che mi sento, quando leggo Stephen King: compresa, ascoltata. E io, nonostante i famosi alti e bassi, sensazioni simili non le cambierei con nulla al mondo.

“È sempre più buio appena prima dell’alba.”

Non saprei dire, se anche voi abbiate un autore del cuore, un autore che vi faccia sentire esattamente come Stephen King fa sentire me. Se la risposta è sì, buon per voi. Se la risposta è no, potrei anche decidere di condividere il Re con voi. Non tutto, però. Solo un po’.

SCHEDA

Titolo: Fine Turno
Autore: Stephen King
Prezzo: Euro 19.00
Pagine: 496
Casa Editrice: Sperling & Kupfer

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Alla prossima e buone letture, 

 

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6 Commenti on "DOMINO LETTERARIO | Recensione di “Fine Turno” di Stephen King"

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Ella di Libri e librai
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Ella di Libri e librai

Prima o poi leggerò qualcosa altro di questo autore, oltre IT, spero di riprendere proprio da questa trilogia!

La Stamberga d\'Inchiostro
Ospite
La Stamberga d\'Inchiostro

Dopo “Chi perde paga” avevo perso interesse nella trilogia, ma Fine Turno non mi è dispiaciuto, certo non ai livelli di Mr Mercedes che mi è arrivato dritto al cuore. Quoto su tutto ciò che hai detto, è veramente una garanzia, anche quando vacilla un po’.

Silvia
Ospite

Non ho il coraggio di affrontare questo autore :s

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