I CALL MYSELF A FEMINIST #1: Skeeter Phelan

Buongiorno a tutti, carissimi lettori!
Come avrete visto dal titolo, quella di oggi, è una nuova rubrica. Prima di andare avanti, però, devo fare una premessa tanto semplice quanto fondamentale: io sono Femminista. In quanto tale, credo nella parità sociale, politica ed economica tra i sessi. Dal momento che si tratta di un tema di cui non si parla mai abbastanza, o meglio, se ne parla, ma lo si fa facendo disinformazione, ho pensato che, seppur nel mio piccolo, avrei potuto fare qualcosa a riguardo. Ecco, dunque, perché è nata questa rubrica: per unire il Femminismo a una delle mie più grandi passioni, e provare a sensibilizzare quante più persone possibili su una condizione, quella della donna che, ancora oggi, fin troppo spesso non viene nemmeno riconosciuta.

Di conseguenza, a partire da oggi e a cadenza casuale, ho deciso di parlarvi di personaggi femministi letterari e non (questa seconda categoria, se tutto va come deve andare, la affronteremo più avanti) a ognuno dei quali abbinerò una canzone in linea con la tematica.
In questo primo appuntamento, parleremo di Skeeter Phelan, una delle protagoniste di The Help di Kathryn Stockett.

Eugenia Phelan, meglio conosciuta come “Skeeter” (zanzara) è una giovane donna del sud degli Stati Uniti d’America. A 23 anni, fresca fresca di laurea, torna a Jackson, nel Mississippi, dove ha sempre vissuto con i suoi genitori: sua madre, classica donna di casa del sud, fredda e rigorosa, e suo padre, proprietario di una piantagione di cotone. Sì, tutto molto interessante, starete pensando voi. Ma, di grazia, cosa rende Skeeter una Femminista?

Anzitutto, bisogna fare un passo indietro e soffermarsi sull’ambientazione, così da capire quanto il Mississippi, negli anni ’60, fosse praticamente invivibile per qualsiasi persona che non fosse bianca e di sesso maschile. In quel periodo, infatti, il ruolo della donna era ben definito: fin dall’infanzia, si insegnava alle bambine che il loro obiettivo era uno e uno soltanto: crescere sana e forte, sposarsi e mettere su famiglia. Non ci si aspettava nient’altro da una donna, se non vivere per accontentare l’uomo. Prendersi cura della casa, occuparsi dei figli e non pensare neanche lontanamente a studiare o crearsi una carriera. Naturalmente, quelle erano cose da uomini, cosa ne poteva sapere, una donna? Il suo posto era in casa, in cucina. Altrimenti, chi faceva trovare tutto lindo e pinto all’uomo, quando rincasava? Quello dalla casa dei genitori a quella del marito, era il passo più lungo a cui gran parte della sfera femminile potesse aspirare. Non era permesso loro educarsi, non era permesso loro formarsi delle idee. E perché mai, poi? Tanto c’era l’uomo lì, a pensare per loro, a prendere decisioni per loro, a proteggerle. Meglio risparmiare energia per altro, non sia mai che l’uomo andasse in giro con la camicia sgualcita.

“…«Nella vita. Cosa vuoi? »
Ho inspirato a lungo. Mia madre mi avrebbe consigliato di rispondere: bambini belli e forti, un marito di cui prendermi cura, elettrodomestici nuovi e luccicanti per cucinare pasti gustosi, ma anche sani. “Voglio scrivere” ho detto. “Giornalista. Magari, scrittrice. O anche tutte e due.”

In questo ambiente, la nostra Skeeter si inserisce come qualcosa di estremamente lontano da quella che, volendo generalizzare, è la classica donna americana dei primi anni sessanta. Skeeter non accetta di abbassare la testa e obbedire, non accetta che una società maschile e maschilista decida per lei, che le dica quello che deve o non deve fare, o come dovrebbe essere, tanto da definirsi molto vicina alla figura di Boo Radley da Il buio oltre la siepe, un outsider. Lei vuole la sua indipendenza, vuole perseguire quel sogno che l’accompagna fin da quando era solo una bambina: scrivere. Diventare una scrittrice e poter vivere del suo talento. Mentre le sue migliori amiche, Hilly Hollbrook ed Elizabeth Leefolt, sono già sposate con tanto di prole al seguito, Skeeter vive un’indipendenza anche dal punto di vista romantico e sessuale.

“…«Basta solo trovarsi in situazioni dove puoi incontrare uomini, quindi…»
«Mamma» la interrompo, determinata a chiudere la conversazione. «Sarebbe proprio una tragedia, se non trovassi marito?»

In conclusione, Skeeter è una femminista perché vuole dire la sua, vuole che la sua voce e la sua opinione vengano ascoltate e che valgano tanto quanto quelle di uomo. Skeeter non si accontenta di “stare al suo posto”, non perché rimanere a casa e decidere di prendersi cura della propria famiglia sia sbagliato di per sé, non perché una donna che sceglie liberamente di occuparsi solo della propria famiglia non sia degna di rispetto o possa essere considerata meno femminista di una donna in carriera, ma perché Skeeter vuole essere la sola a scegliere ciò che ritiene più giusto per se stessa. Il segreto, sta lì: nella libera scelta.

La canzone abbinata al primo articolo di questa nuova rubrica è Hard out here di Lily Allen.
Buon ascolto! 🙂

Per questo primo appuntamento, è tutto!
Sono curiosa di sapere cosa ve ne pare di questa nuova rubrica. Spero davvero che possiate apprezzarla.
Come al solito, alla prossima e buone letture, 

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