BLOGTOUR: “Birthdate” di Lance Rubin | Intervista all’autore!

Buongiorno a tutti, carissimi lettori!
Finalmente, è arrivato anche il mio turno, e, oggi, nella mia tappa del BlogTour dedicato a “Birthdate” di Lance Rubin, il secondo libro della duologia di Deathdate, ecco a voi la mia intervista all’autore! 🙂

Ciao, Lance, e benvenuto su Questione di Libri.
Grazie mille per il tuo tempo! Devo iniziare dicendo che, pur non essendo una grandissima fan del genere distopico, ho letteralmente adorato il tuo romanzo! Ti aspettavi tutto questo successo? Qual è stata la tua prima reazione?

Ciao! Sono molto contento di essere qui, e ti ringrazio per le belle parole su Deathdate. Dal momento che si è trattato del mio primo libro, non avevo la benché minima idea del tipo di riscontro aspettarmi. Così, quindi, la mia prima reazione, quando una fan mi ha contattato per dirmi che il libro le era piaciuto, è stata di pura gratitudine e apprezzamento. E continua a essere così! Non so esprimerti quanto significhi, per me, ogni volta che un fan si prende del tempo per dirmi che ha apprezzato questa cosa che ho fatto. In particolare, quando di tratta di lettori italiani! Io sono tipo: “Whoa, ci sono davvero persone che lo leggono?”

So che, probabilmente, te lo avranno chiesto in tantissimi, ma non posso farne a meno: come ti è venuta l’idea per questo romanzo?

È una cosa a cui penso molto. Di solito, con considerazioni come: “Cosa stavo facendo un anno fa, in questo stesso giorno? Due anni fa? Quanto sono cambiato da allora? In cosa sono rimasto lo stesso? A un certo punto, mi sono reso conto di fare le stesse riflessioni anche per quanto riguarda il futuro; mi sono chiesto: E se conoscessi il giorno esatto della mia morte? Cambierebbe il modo in cui vivo la mia vita? Successivamente, ho fatto un ulteriore passo in avanti: E se chiunque conoscesse la sua data di morte? Mi è piaciuta da subito l’idea di seguire le avventure di qualcuno all’interno di un mondo del genere. Inizialmente, mi era balenato nella mente di scrivere questa storia sotto forma di sceneggiatura e, magari, di recitarvi anche. Non ne feci nulla allora, ed è stato solo due anni dopo — quando la mia carriera di attore era alla deriva, e avevo proprio di recente letto e amato The Hunger Games — che ho pensato, “Forse dovrei riprendere in mano quell’idea e trasformarla in un romanzo per ragazzi”.

Mi è piaciuto piaciuto moltissimo il personaggio di Paolo e il suo rapporto con Denton. E’ ispirato a una persona reale?

Adoro il fatto che ti sia piaciuto Paolo! Sì, Paolo è in gran parte ispirato a uno dei miei migliori amici, Ray Munoz. È una persona esilarante e meravigliosa. Per diversi anni, abbiamo scritto e recitato insieme in uno show comico dal vivo chiamato The Lance and Ray Show, così, quando ho iniziato a immaginare la trasposizione cinematografia della mia idea, ho immediatamente pensato a lui come migliore amico del protagonista. Più tardi, quando ho iniziato a scrivere il libro, avevo già Ray in mente, così Paolo si è preso una buona dose della sua essenza. Nelle battute tra Paolo e Denton c’è molto delle battute che io e Ray ci scambiavamo nel nostro show.

Quando hai iniziato a scrivere la storia di Denton, sapevi esattamente come si sarebbe sviluppata o il finale ha colto di sorpresa anche te?

Solo un po’! Molte delle cose che sono successe nel libro hanno sorpreso anche me, cosa che ha rappresentato una delle parti migliori dell’intero processo di creazione del romanzo. Sicuramente, avevo ben chiare in mente alcune delle parti principali della storia, così come qualcuno dei segreti che determinati personaggi stavano nascondendo, ma molti, moltissimi dettagli mi si sono rivelati mentre scrivevo.

E tu, cosa faresti se, scampata la morte, avessi di nuovo tutta una vita davanti?

Oh, cavolo, non ne ho idea! Sono molto attaccato alla mia idea di comfort, così, se, come è successo a Denton, dovessi sparire dalla circolazione e rompere i legami con la maggior parte delle persone che facevano parte della mia vita prima della mia data di morte, sarebbe davvero difficile, per me.

Per quanto riguarda te come scrittore, invece, hai una writing routine?

Ci provo, ma non mi capita spesso di essere disciplinato come vorrei. La quasi totalità del mio processo di scrittura avviene in due caffetterie che adoro. Non riesco a scrivere quando sono a casa, prevalentemente perché trovo troppi pretesti per procrastinare (per esempio, mi alzo una dozzina di volte per andare a cercare qualcosa da mangiare). Ritengo di dare il meglio di me quando mi concentro sul lavoro e mi tengo alla larga da internet per periodi di cinquanta minuti, ma, come ho detto, molte volte non sono abbastanza disciplinato per farlo. Per quanto riguarda la prima stesura, cerco di raggiungere un certo numero di parole al giorno, di solito 1500. Inoltre, quando scrivo, ascolto quasi sempre la musica con le cuffie, che è il mio modo di “chiudere la porta dell’ufficio” (tanto per dire, dal momento che non ho un ufficio) e segnalare a me stesso che è tempo di darci dentro.

Sappiamo tutti che, per scrivere bene, bisogna leggere tanto. Tu, che tipo di lettore sei?

Sono un lettore tanto costante quanto lento. Di solito, leggo diversi libri contemporaneamente: spesso, sono uno young adult, un adult e qualche altra lettura che rientra nel genere non-fiction (il più delle volte, si tratta di libri di auto-aiuto). Qualche volte, inserisco anche dei graphic novel. Per esempio, nell’ultimo periodo ho letto The Girl from Everywhere di Heidi Heilig (young adult), Heartburn di Nora Ephron (adult), Daring Greatly di Brene Brown (auto-aiuto), e March: Book One di John Lewis, Andrew Aydin, e Nate Powell (graphic novel). Sono del tutto d’accordo con te, quando dici che il modo in cui scriviamo dipende molto dalle letture che facciamo, le quali, stesso tempo, ci rinvigoriscono anche dal punto di vista della creatività. (Nota a margine: vi consiglio tutti e quattro i libri che ho menzionato).

C’è un libro (o anche più di uno!), in particolare, che ti piacerebbe aver scritto?

Beh, tutti e sette i libri della saga di Harry Potter, ovviamente. Che capolavoro, quella serie. In particolar modo ora, visto che tutti i temi di cui tratta sono molto rilevanti. Non mi sarebbe dispiaciuto nemmeno scrivere Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay di Michael Chabon, così come E poi siamo arrivati alla fine di Joshua Ferris. Ammiro sempre molto profondamente quei libri che riescono a essere divertenti, avvincenti e genuinamente commoventi. È questo, quello che cerco di ottenere da quello che scrivo io. (So che la tua domanda non include il campo cinematografico, ma mi sarebbe piaciuto tantissimo aver scritto la sceneggiatura di Ritorno al Futuro).

In merito al secondo libro della serie, invece, cosa puoi rivelarci? Come lo descriveresti, usando tre parole?

Dal momento che, alla fine del primo libro, abbiamo lasciato Denton in una situazione un po’ particolare, l’inizio del secondo non può fare a meno di ripartire da lì. Questo lo rende un libro molto diverso, sotto un certo aspetto, sebbene mantenga lo stesso tono e la spensieratezza di molti dei personaggi che hai amato. Ti posso anche dire che l’amicizia tra Paolo e Denton ricoprirà un ruolo ancora maggiore, in questo libro. E c’è anche molta più azione. Se dovessi descriverlo in tre parole dire, molto umilmente, direi: “Miglior sequel scritto“. [NdR: Best sequel ever].

Rimanendo in capo “rivelazioni”, ciò che vogliamo sapere è: hai un nuovo libro, in cantiere?

Grazie per avermelo chiesto! In effetti, c’è! Si tratta di uno young adult autoconclusivo che ha come protagonista una ragazzina di quindici anni di nome Winnie, ma non posso dire altro. Un po’ perché voglio essere misterioso, un po’ perché, attualmente, sono in fase di riscrittura, e può darsi che quello che scrivo ora, nel momento in cui tu leggerai le mie parole, non sarà più vero. Se tutto va bene, comunque, conto di finirlo e pubblicarlo entro i prossimi due anni!

Siamo giunti alla fine dell’intervista: hai un messaggio per tutti i tuoi fan italiani che non vedono l’ora di leggere “Birthdate”?

Ho COSI’ TANTO da dire. Prima di tutto: GRAZIE! Il fatto che ci siano persone che non vedono l’ora di leggere qualcosa che ho scritto significa tantissimo, per me, oltre a essere davvero gratificante. Secondariamente, una volta che avrai terminato la lettura di Birthdate, fammi sapere cosa ne pensi! Anche se ti ha fatto schifo! Sono sempre curioso e felice di discutere dei miei libri con i miei lettori! Grazie per queste bellissime domande, ti auguro una buona primavera!

Prima di salutarvi, vi lascio il calendario da seguire per non perdervi nessuna delle tappe di questo meraviglioso BlogTour. 🙂

E voi, avete già letto entrambi i libri? Avete intenzione di leggerli? Fatemi sapere!
Alla prossima e buone letture, 

 

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2 Commenti on "BLOGTOUR: “Birthdate” di Lance Rubin | Intervista all’autore!"

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Peccati di Penna (Nel)
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Peccati di Penna (Nel)

OMG, non vedo l’ora di saperne di più sul nuovo romanzo!

QuestioneDiLibri
Ospite

Anche io, sono molto curiosa!

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