Berlin: “I lupi del Brandeburgo”| Intervista a Fabio Geda & Marco Magnone

Buongiorno a tutti, carissimi lettori!
A pochi giorni dall’uscita de I lupi del Brandeburgo, il quarto volume della serie Berlin, grazie alla Mondadori, ho avuto l’opportunità di tornare a scambiare due chiacchiere con i due autori Fabio Geda e Marco Magnone. 🙂

TRAMA

Sono passati tre anni da quando un virus ha sterminato gli adulti di Berlino, lasciando ragazzi e bambini allo sbando, divisi in bande rivali. Tre di amicizie fraterne e tradimenti, di amori sbocciati e sfioriti, e soprattutto tre anni di lotte e scontri. Tra le spire di ghiaccio e neve del dicembre 1978, alcune figure misteriose, con indosso inquietanti tute bianche, hanno rapito Nina. Per ritrovarla Jakob, Christa e i loro amici devono spingersi oltre i confini della città, verso il gelido Brandeburgo infestato dai lupi: come i predatori della foresta, qualcuno sta attaccando i ragazzi per tenerli lontani da un’isola dove sta succedendo l’impensabile

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Ciao a entrambi, e bentornati su “Questione di Libri”!
Sono molto contenta di avere l’opportunità di intervistarvi ancora, per cui, direi di iniziare subito: come ho già avuto modo di dire, il primo volume della saga di Berlin è uno dei miei libri per ragazzi preferiti. Vi sareste aspettati tutto l’apprezzamento che ha ricevuto?

Quando si scrive non è mai saggio fare previsioni sull’apprezzamento che riceverà la storia, perché il rischio è di andare a cercarselo, quell’apprezzamento, di scrivere per captatio benevolentiae, mentre quello che devi fare è essere fedele al tuo immaginario, ai tuoi personaggi, avere fiducia in loro e nel mondo che hai creato. Punto. Poi, se hai lavorato seriamente e con impegno, se a te quel mondo piace, se sei felice di come i personaggi si muovono sulla carta, se sei stato onesto, allora è probabile che a qualcun altro piacerà quanto a te.

Qual è stato il personaggio più difficile da caratterizzare?

Più un personaggio è complesso, più è sfumato e quindi aperto al cambiamento e alla trasformazione, più sarà impegnativo caratterizzarlo e motivare i suoi sbalzi d’umore o i cambiamenti di opinione. I nostri personaggi sono tutti abbastanza mobili e quindi ognuno di loro ci ha costretti a lunghi ragionamenti. Poi, certo, un personaggio come Britta, sempre e costantemente pieno di vita, rigoglioso di fiducia e allegria, è più semplice da mettere in scena che uno introspettivo e cerebrale come Wolfrun.

Giunti alla pubblicazione del quarto volume della saga, credo che il vostro duo sia davvero ben collaudato, ma, quando vi capita di essere in disaccordo su un determinato passaggio della storia, come gestite la situazione?

Quello è di solito il momento più fecondo. Se siamo d’accordo ci limitiamo ad annuire. Se siamo in disaccordo siamo costretti a motivare la nostra opinione e ad aprirci alle confutazioni dell’altro, siamo costretti a giustificare il nostro punto di vista, e questo fa sì che alla fine la strada scelta non sia né quella dell’uno né quell’altro, ma spesso una terza via che avevamo entrambi ignorato e che solo discutendo è venuta alla luce.

Come descrivereste la vostra saga in tre parole?

Avventurosa. Emozionante. Ipnotica. (O almeno speriamo).

Finora, quale dei quattro libri vi ha soddisfatti di più?

Il nuovo libro è sempre quello di cui siamo più soddisfatti, perché ci sembra sempre di aver aggiunto una serie di informazioni fondamentali per aumentare la complessità e la ricchezza dei personaggi e degli avvenimenti.

Parlando di lettura, invece, ci sono dei libri che consigliereste di leggere ai protagonisti della vostra serie?

Quelli che citiamo in esergo. I ragazzi della via Pal di Molnár, L’amico ritrovato di Uhlman, Il signore delle mosche di Golding, Il libro della giungla di Kipling. Si legge e si scrive per diversi motivi: per fuggire da una realtà verso cui si prova disagio, per lottare corpo a corpo con il mondo, per comprendersi, per vivere vite che altrimenti ci sarebbero negate e per tanti altri motivi, tutti nobili, tra cui: imparare.

Pensando a un eventuale nuovo progetto insieme, vi piacerebbe cambiare genere e target d’età, oppure preferireste continuare su questa strada?

Abbiamo appena iniziato a camminare sul grande sentiero del romanzo di genere per ragazzi. È probabile che continueremo a farlo: abbiamo ancora tanto da imparare e c’è ancora un sacco di territori da esplorare.

Per concludere, quali consigli vi sentireste di dare a un aspirante scrittore?

Leggere e scrivere: non c’è molto altro da fare. Leggere molto e cose molto diverse finché non si trova un autore che ti piace non solo come lettore ma anche come scrittore, nel senso che non solo ami leggere quello che scrive, ma vorresti anche scrivere come lui. A quel punto bisogna cominciare a copiarlo. A trascrivere pagine e pagine per impadronirsi del suo ritmo, della sua sintassi, delle sue parole. A inventare storie simili alle sue, provando a raccontarle come lui. Smontare il motore dei suoi romanzi per capire come accidenti funziona, perché in quel certo punto ti emoziona così tanto.Questo tanto per cominciare. Il secondo passo è capire che tu non sei lui, che non lo sarai mai, e che sarebbe persino inutile essere lui perché lui esiste già, e quindi tu non saresti altro che una copia di un originale. A quel punto devi chiederti chi sei tu, cercare le tue storie e la tua lingua cosa che si fa solo scrivendo, scrivendo e ancora scrivendo.

Ringrazio nuovamente entrambi gli autori e la casa editrice per questa intervista!
Voi, invece, state leggendo la serie di Berlin? Cosa ne pensate?
Fatemi sapere!
Alla prossima e buone letture, 

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